Moto e Dolori Muscolari: piccoli consigli

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Dopo quasi due anni di esperienza, ho deciso di condividere con voi la mia conoscenza circa il tunnel carpale. Come forse saprete, questa patologia colpisce parrucchieri, informatici, motociclisti, operai, insomma tutti quelli che fanno un uso massivo dell’articolazione del polso. Non si tratta di una patologia dolorosa, bensì molto fastidiosa perché si manifesta con quella che tecnicamente viene chiamata PARESTESIA. In sostanza, dopo un po’ di tempo in viaggio, si manifesta un formicolio che, inizialmente è alle dita della mano ma successivamente si estende a tutta la superficie e, normalmente, non supera il polso. Il tunnel carpale è dato da un’infiammazione della borsa tendina che comprime il nervo mediano (una buona spiegazione la trovate qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_del_tunnel_carpale). Molti siti di motociclismo trattano l’argomento, tuttavia a me piacerebbe spiegarvi ciò che mi è successo perché lo ritengo importante.

Essenzialmente io non sono operabile perché la neuropatia (di questo si tratta) è ancora all’inizio e perché, a differenza di quanto credevo, l’intervento non è risolutivo. Il trauma si ripresenterebbe dopo qualche anno in forma ben più seria. Il punto è: “cosa fare?” Perché, credetemi, andare in moto senza la sensibilità alla mano destra (quella del gas) è veramente spiacevole.

La risposta è relax. Relax delle spalle, stretching per cinque minuti prima di andare in moto e, se possibile, anche durante la guida. La cosa importante, però (e che non ho mai letto sugli altri articoli), è il controllo della rigidità corporea. Controllate sempre che le vostre spalle siano rilassate, che la mano non stringa troppo l’acceleratore. Spesso l’alta velocità comporta l’aumento di tensione muscolare: fate attenzione e rimanete concentrati tanto su di voi, quanto sulla strada. Rilassare le spalle durante la guida è difficile ma può essere fatto concentrandosi sulla zona da su cui intervenire. Tenete sotto controllo il vostro corpo è fate in modo di evitare manovre brusche che, chiaramente, lo irrigidirebbero. Usate le gambe per stringere la moto e avere maggiore leggerezza nelle braccia ma, soprattutto, sinceratevi di avere la giusta seduta. Non troppo avanti e non troppo dritta. Leggermente inclinata verso il manubrio, senza appesantire le braccia e le spalle (ovviamente questo varia a seconda della moto). Assicuratevi di effettuare lievi movimenti con il bacino nei viaggi lunghi e di muovere la mano del gas leggermente, spostando la presa tra le dita e usando anche anulare e mignolo e non solo indice e pollice per la stretta. Ovviamente fate questo in regime di totale sicurezza. Il rilassamento delle spalle si ottiene anche facendo stretching con la rotazione della testa. Appena svegli o prima di rimettervi in moto, assicuratevi di dedicare tre minuti a sciogliere collo e spalle facendo girare la testa in alto, in basso, a destra e sinistra in un movimento circolare unico e continuato. Non forzate l’esercizio. Tre giri a destra e tre a sinistra senza fretta. In questo modo riuscirete ad allungare e rilassare la muscolatura del collo e delle spalle. Bastano pochi minuti (circa 3-5) per dare sollievo alla parte superiore del tronco.

Ricordate che fermarsi per una pausa a metà del viaggio é caldamente raccomandato. Inseritene sempre una o più nella vostra pianificazione d’itinerario e fatela durare almeno 10 minuti. È importante per voi è per chi viaggia con voi. Durante le pause camminate, stendete la schiena allungandovi in alto con le braccia, sempre in modo graduale e senza forzare. Rilassatevi e bevete qualcosa. In questo modo i muscoli e la mente troveranno immediato giovamento.

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Nello specifico, il tunnel carpale, può essere gestito anche in altre maniere. Se siete in autostrada potete invertire la presa dell’acceleratore tenendo il dorso della mano verso la strada e le dita verso il cielo. Questa procedura è rischiosa, ve la sconsiglio sopra i 100 km/h e in strade diverse dall’autostrada (ovviamente su corsia di destra e scarso traffico…non fate gli idioti).

Per quanto riguarda le pause ci sono molte opinioni sulla loro pianificazione. C’è chi sostiene che vadano fatte a chilometraggio fisso e chi no. La mia opinione è la seguente. Le pause vanno fatte in relazione a tre fattori: il numero di chilometri da percorrere, la tipologia di strada, la vostra resistenza. Sull’ultimo punto, almeno che non sappiate di essere certi del vostro calcolo, fate poco affidamento e sui primi due, invece, tenete in considerazione quanto segue. Ottanta chilometri fatti in autostrada sono pochi per una sosta. Generalmente se ne parla intorno ai 150 o anche ai 300 ma in condizioni meteo molto precarie è possibile che ottanta chilometri siano sufficienti per fermarsi. Ottanta chilometri di tornanti e strade dissestate possono essere “massacranti”. La tensione muscolare sale alle stelle e la rigidità corporea diventa un problema che causa infiammazioni e dolore.

Ecco quindi che i tre presupposti di cui sopra meritano la giusta attenzione ma, soprattutto, è opportuno che capiate quanto sia importante studiare il tipo di itinerario che vi troverete ad affrontare per capire come pianificare le soste.

Già che ci siamo vorrei aggiungere un’opinione circa l’adozione di cinture lombari per il sostegno e la protezione dal freddo. Le cinture lombari hanno la capacità minima di proteggere i reni dal freddo, aspetto veramente importante per chi viaggia con i giubbottini in pelle. Tuttavia le cinture lombari possono, in alcuni casi, avere la capacità di sostenere la colonna vertebrale. Questo secondo aspetto, che conferisce molto confort durante il viaggio, è particolarmente pericoloso poiché abitua il cervello a non impegnarsi per tenere i muscoli in tensione e la schiena dritta. C’è chi lo fa per lui (la cintura per l’appunto).

In conclusione, il mi consiglio é: dedicate qualche istante al benessere del vostro corpo. Bastano pochi minuti prima, durante e dopo il viaggio. Imparate ad ascoltarvi è cercate, per quanto possibile, di sentire specialisti che possano aiutarvi a definire meglio l’eventuale gravità di patologie già esistenti (prendete me con il tunnel carpale). Per il momento vi auguro ottimi viaggi e, chiaramente, buona strada.

Sicurezza e Moto: il kit di pronto soccorso

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Più volte all’interno di questo blog, abbiamo fatto riferimento alla sicurezza. Abbiamo affrontato il tema della sicurezza alla guida, dando semplici consigli ai piloti. Abbiamo trattato la sicurezza degli abiti tecnici, offrendo articoli, recensioni e interviste. Oggi parliamo dell’aspetto più critico: gli incidenti.La sicurezza, durante un sinistro, è qualcosa che, generalmente, affidiamo a terzi. C’è la polizia che cura gli aspetti legati alla viabilità e al sinistro. L’assicurazione cura l’aspetto economico. L’ospedale cura la salute e il vostro recupero. Ma se l’ospedale non ci fosse? Non così velocemente come credete…

Molti piloti sono all’oscuro che per viaggiare in Austria e Germania, è OBBLIGATORIO avere a bordo della moto un kit di primo soccorso. Lo sanno bene molti enduristi che, sperimentando cadute lontano dai centri abitati, si sono dovuti rimboccare le maniche e risalire in sella fino a quando l’adrenalina copriva dolore e lucidità. Tuttavia, benché speriamo tutti che non capiti mai, l’adrenalina e la fortuna non bastano. A volte, purtroppo, ci si fa male e non sempre si riesce a chiamare l’ambulanza con facilità. In questi casi, quindi, è opportuno avere sulla propria moto uno di questi kit in modo da prestare il giusto soccorso sia a se stessi che, eventualmente, al passeggero.

Cominciamo con il dire che questi kit non superano quasi mai i 20 euro. Cifra più che abbordabile, considerata la dotazione e il vantaggio che ne deriva. Ma vediamo le caratteristiche ed il contenuto. Per prima cosa assicuratevi che il kit sia omologato DIN 13167 . A differenza di molti siti (quasi tutti a dire il vero), cerchiamo di fare chiarezza su questa sigla. DIN sta per Deutsches Institut Fur Normung ed è un istituto che si occupa della definizione di standard. Lo standard 13167 è specifico per la sicurezza dei motociclisti. Esiste, tra l’altro, una recentissima versione del testo marcata gennaio 2014 che, al momento della scrittura dell’articolo, è disponibile solo in lingua tedesca. In alternativa ci sono edizioni anche inglesi. Per darvi un’idea di come è composto il documento, il sito mette a disposizione degli indici consultabili (questo è quello della versione 2013). I documenti, infatti, sono a pagamento!  L’omologazione è fondamentale per garantire che vi siano tutti gli strumenti più idonei al primo soccorso “motociclistico” e generalmente all’interno del kit si trovano:

  1. Rocchetto cerotto 5mm x 2,5 cm (x1): il cerotto a rocchetto consente una migliore prestazione poichè non è legato ad una forma geometrica limitata. È (perdonate il parallelismo) una sorta di rotolo di carta igienica adesiva, ovviamente di dimensioni veramente ridotte. È più semplice da applicare.
  2. Fasciature adesive 10 cm x 6 cm (x8): la fasciatura adesiva consente di mantenere la trazione grazie al leggero potere aderente. In tal modo non sarà necessario applicare fermi metallici o cerotti speciali per fermare la garza.
  3. Bende – tampone sterili di misura media (x2):  i tamponi sono usati per assorbire i liquidi organici (come ad esempio il sangue) e garantire una migliore gestione delle ferite.
  4. Telo sterile TNT 60 cm x 80 cm (x1): il telo garantisce un isolamento dalla terra e quindi un campo più sicuro in cui riporre il ferito.
  5. Copertura isotermica oro/argento (x1): questo telo ha due funzioni diverse, una per lato. Il lato oro protegge dal freddo. Il lato argento protegge dal caldo.
  6. Paio di forbici taglia bendaggi (x1): necessarie per tagliare il cerotto a rocchetto ad esempio.
  7. Guanti in vinile (x4): per mantenere l’isolamento e la sterilità degli operanti.
  8. Manuale 1 soccorso (x1): per garantire il corretto intervento in caso di primo soccorso.

Come forse noterete, però, all’interno di questa dotazione (presente nei kit in commercio) non compare alcun disinfettante. Per questo motivo, in molti kit, viene aggiunto anche del disinfettante, sotto forma di salviettine umidificate, un laccio emostatico (fondamentale quando i tagli profondi lacerano vene e arterie) e, alcuni, anche la protezione per la respirazione artificiale in modo che il soggetto che presta soccorso non entri a diretto contatto con l’incidentato. Il Ministero degli Affari Esteri, in collaborazione con l’ACI, ha realizzato un portale ormai noto ai viaggiatori: Viaggiare Sicuri che, per l’appunto, raccomanda di rispettare gli obblighi di paesi come l’Austria o la Germania, nell’avere dentro il proprio veicolo (moto incluse) il giubbotto giallo di sicurezza e il kit di primo soccorso.

Vi raccomando di valutare con attenzione l’acquisto di questo kit (indipendentemente dal viaggio in questi paesi). Tenete presente che  la validità del kit è data da tre fattori:

1) I prodotti all’interno non devono essere scaduti.

2)Deve essere a chiusura ermetica.

3)Deve esserci l’omologazione DIN 13167.

Per chi vuole andare in questi paesi è giusto che sappia che, generalmente in prossimità del confine, questi kit si trovano in vendita anche negli autogrill.

Consiglio medico contro le abrasioni da incidente

La vita è fatta così! A volte si resta in piedi e a volte si cade ma l’importante è riuscire sempre a rialzarsi e a raccontarlo. Tuttavia è anche vero che lo scopo di un’esperienza è anche quello di informare gli altri ed evitare che incappino in errori, sviste o informazioni sbagliate.

Quando, ormai due anni fa, ho avuto un incidente sul raccordo, gli effetti più dolorosi sono stati a seguito di un’abrasione nella zona lombo-sacrale (sui reni per intenderci). All’ospedale, oltre l’anti dolorifico (Toradol) e il gastro protrettore (Lansoprazolo) da assumere per evitare che l’antidolorifico facesse danni, mi hanno dato il cicatrene in crema: niente di più sbagliato!

Il cicatrene in crema, sinteticamente, facilita la formazione di una crosta rigida, che alla prima flessione della superficie, tende a spaccarsi. Inoltre la pelle rimane così tanto tirata da rare fastidi se non dolore al paziente. Evitate e ascoltate cosa ho scoperto dall’esperienza di un altro motociclista.

Connettivina PLUS (esiste anche quella normale ma la PLUS ha anche un disinfettante a base di sulfadiazina argentica) è una pomata che può essere presa da sola o sottoforma di bende da medicazione. Le bende si applicano e si possono togliere senza alcun problema dopo 24/48 ore. Al posto della ferita ci sarà una crosta resistente ma elastica. Al tatto risulterà simile alla gomma (non sto scherzando). La connettivina ha la capacità di stimolare la rigenerazione cellulare in circa la metà del tempo richiesto. Spingendo il corpo a creare una crosta naturalmente preposa a flettersi e a resistere alle normali “turbolenze”, urti, acqua, attriti etc…

Molto spesso, per ignoranza, viene dimenticata o trascurata a favore del celebre cicatrene che però risulta inadeguato in alcune zone. Inoltre, se in polvere, il cicatrene viene scongliato dagli stessi medici perchè potrebbe non aderire perfettamente alla ferita e creare delle sacche vuote in cui non viene assorbito e rimane “stagnante” (sì fa decisamente un po’ schifo).

In caso di abrasione, quindi, vi raccomando di lasciar perdere il cicatrene e comprare la connettivina plus. Avrete un immediato miglioramento e soffrirete decisamente di meno. Provare per credere.