GERMANIA: perde la ruota posteriore in autostrada

In questo blog ne abbiamo parlato spesso: la manutenzione della moto è una cosa fondamentale. Fatela, rispettate le scadenze e ricordate che chi mette le mani sulla vostra moto, in un modo o nell’altro, contribuisce a farvi rimanere in vita…o alla sorte contraria. Quello che vi sto per raccontare è un caso di negligenza e l’articolo originale è di Andrea Perfetti di Moto.it (qui trovate il link…sapete che odio copiare). Sostanzialmente un motociclista tedesco, impegnato a viaggiare in autostrada con la moglie, all’improvviso perde la ruota di dietro. La moto sbacchetta sempre di più fino a quando, inevitabilmente, finisce a terra con pilota e zavorrina. Fortunatamente nessuno si fa veramente male ma, ovviamente, all’arrivo della polizia vengono fatti immediatamente i primi rilievi e ciò che si scopre ha dell’incredibile.

Continua a leggere

Annunci

Come usare un navigatore in moto

tomtom-rider-2013_t

Potrà sembrare strano il titolo di questo post ma, credetemi, la maggior parte dei motociclisti che non sono abituati, lamentano molta difficoltà nell’utilizzo del navigatore in moto. Si distraggono, gli crea impiccio, non riescono ad avere le informazioni giuste sul display, così ieri sera, mentre messaggiavo con un amico centauro, mi è venuto in mente di fare questo post. Spero vi sia utile.

Il navigatore è un oggetto che i motociclisti contestano molto. Normalmente la moto si prende per andare “senza meta” e lontano. Tuttavia a nessuno di noi piace perdersi e quindi, molti di noi, si sono dotati di questo piccolo, costoso ma utile oggetto. Il navigatore, nel mio caso un Tom Tom Rider di seconda generazione, deve essere, innanzitutto, installato correttamente. Il mio consiglio è di applicare il braccio di sostegno sulla parte sinistra del manubrio o, al massimo, al centro. Questo per un motivo molto semplice: non deve dare impiccio alla mano che regola gas. Tenete presente che tenerlo al centro è, esteticamente molto bello, funzionalmente discutibile. Le moto con serbatoio sulla pancia, potrebbero causare dei problemi al TomTom sul lungo periodo. Le esalazioni della benzina, infatti, sono dannose per tutto ciò che è gomma. Il casco, ad esempio, non dovrebbe mai essere appoggiato sul serbatoio. Ovviamente questo vale se avete un sostegno “fisso” (di quelli con apertura a chiave per intenderci). In caso contrario potete anche tenerlo al centro, avendo cura di pulirlo immediatamente qualora la benzina lo tocchi.

Un secondo aspetto molto importante è la configurazione. Controllate di avere chiaramente visibile: orario, indicatore di direzione, ora di arrivo e, possibilmente, il nome della via che state percorrendo. Una volta fatto questo, guardate lo schermo ed imparate dove trovare questi elementi. Dovete evitare di distogliere lo sguardo per troppo tempo. Infine seguite qualche consiglio utile.

Leggete sempre qual è la prossima manovra da fare, tramite l’indicatore di direzione e anche quanti metri mancano ad esso. Sono le due informazioni principali perchè, in base ad esse, saprete che manovra approntare: potreste anche decidere di fermarvi in prossimità della svolta ma avrete bisogno di capire di che svolta si tratta. L’indicatore di direzione è in grado di segnalarvi curve morbide, a gomito, tornanti, rotonde e il tutto senza guardare la mappa.

Osservare il tracciato, invece, è utile in rettilinei o in fasi di scarso traffico, per capire che cosa ci attende oltre una determinata curva. Tuttavia conoscere il percorso dalla mappa è inessenziale ai fini di una guida più sicura e, inoltre, l’osservazione della mappa richiede troppo tempo e potrebbe facilitare incidenti.

I comandi vocali sono un problema, almeno per il sottoscritto. State viaggiando in rettilineo, avete davanti a voi una bella strada e il sole vi riscalda. Ad un certo punto arrivate in prossimità di una curva e una voce robotica vi “urla” (perchè sistematicamente il regolatore dell’audio va a farsi benedire) di “svoltare a destra”. Da cardiopalma. Dovete essere voi a scegliere se, quando e come interpellare il vostro navigatore: anche a costo di perdere l’indicazione. È più importante la concentrazione alla guida che essere distratti da un’indicazione che irrompe nel “silenzio” del vostro casco. Io almeno la penso così.

Memorizzare preferiti ed itinerari è utile ma, più che altro, fidatevi dell’istinto. Meglio allungare di 10 Km piuttosto che imbarcarsi in una strada che ci pare veramente brutta e tenete presente che, fuori dalle grandi città, se ne trovano parecchie. Imparate a riconoscere l’importanza della strada alla grandezza del segmento disegnato sulla mappa: ci vuole un attimo a identificarlo.

Infine, ma non meno importante, ricordate sempre di buttare un occhio in anticipo al percoso. Ci vogliono pochi minuti. Io, generalmente, la sera prima, cerco di capire che strada intenderà farmi fare il navigatore e mi guardo un po’ intorno. I navigatori non sono infallibili, voi avete l’istinto: unite le due cose, credetemi è importante. Ricordate che siete voi a guidare la moto e non il navigatore. Se sbagliate strada sarete tranquilli del fatto che lui vi tirerà fuori dall’impaccio ma, ricordate, sarete sempre voi a scegliere cosa fare.

Per chiudere queste semplici regole, ve ne confido una ancora più banale. Se vi rendete conto che state per mancare una deviazione..FREGATEVENE. Non mettete a rischio la vostra vita e di chi vi sta intorno con improvvise pieghe e frenate. Saltare un’uscita, in un centro urbano, comporta un ritardo di al massimo 4 minuti. Proseguite, rallentate e attendete che il navigatore ricalcoli. Rimanete calmi e concentrati. Ricordate sempre che il navigatore è il vostro supporto e non il contrario.

Ora godetevi il viaggio e ricordate sempre di tenere le batterie cariche.

Piccolo sfogo sull’illuminazione pubblica

La-citta-intelligente-sfrutta-i-suoi-lampioni_articleimage

L’altra sera stavo tornando a casa. Venendo da fuori Roma, man mano che mi avvicinavo al raccordo, mi sarei aspettato un’illuminazione migliore fino a quando, quasi con vero stupore (perché ormai non mi stupisco di nulla), mi sono ritrovato sul GRA a viaggiare al buio.

Ok, siamo in spending review, ottimizzeranno le spese tenendo spento questo tratto.

Ebbene, oltre venti chilometri senza trovare un maledetto lampione acceso. Ho pensato un guasto….un guasto lungo 20 Km (?). Procedendo verso l’uscita 1 (Aurelia), ho sperato di vedere illuminazione attiva ma, con amarezza ho trovato i lampioni spenti anche lì se non fosse che, sulla rampa di uscita, un riflesso ha attirato la mia attenzione e, di scatto, ho scansato un sacco dell’immondizia nero, brutto e insidioso. Ho rallentato sulla corsia di emergenza e, non essendoci nessuno, ho attraversato e a calci l’ho spostato sul margine della strada in modo da renderlo inoffensivo. Se fossi andato più veloce (pur rimanendo nei limiti legali) lo avrei preso in pieno. Considero inaccettabile che per oltre 20 Km non ci sia una lampadina accesa se non quella dei miei fari. Paghiamo tasse a non finire, imposte, accise, tasse per l’acqua, aria, gas, per i coriandoli a carnevale e porca miseria anche le luci spente???

Ebbene, i primi lampioni accesi li ho trovati su via Aurelia vicino Euronics. A quel punto mi sembrava di essere a Las Vegas, credetemi. Tra l’altro i lampioni hanno una pessima luce: fioca e gialla. Solo in alcuni tratti (ad esempio le gallerie) c’è una luce chiara, bianca e splendidamente funzionante.  Quasi un anno fa, era il 3 novembre 2012, una donna è stata travolta sulla tangenziale: l’illuminazione pubblica era spenta. La legge di stabilità 2012 – 2013, che prevede tagli e ottimizzazioni dei consumi, in merito all’illuminazione pubblica, ha parlato di “affievolimento”. Come si legge in questo articolo del Sole 24 Ore, l’illuminazione perderà potenza ma non si spegnerà e allora perché diavolo non c’era una lampadina accesa per 20 km di tragitto? Ad ogni modo questo post mi fa venire lo spunto per dare due consigli fondamentali per chi viaggia di notte.

Seguite il vostro senso di sicurezza. Di notte, generalmente, si riduce e quindi si tende ad andare più piano. L’occhio vede di meno e quindi si è più cauti. Seguite questa cautela: SEMPRE.

Provate degli occhiali con lenti gialle. Io ne ho fatto uso per diversi viaggi e sono fantastici ed ecco il motivo.

image011

Il giallo è, in assoluto, il colore che l’occhio riesce a sfruttare meglio anche in condizione di scarsa visibilità. Per questo, in teoria, i lampioni dovrebbero emettere quella fioca luce giallognola (piuttosto schifosa a mio dire). A questo proposito alcuni motociclisti mi hanno chiesto un parere circa le marche. Io ho provato la Bertoni e non sono affatto rimasto soddisfatto. Intendiamoci, le lenti sono stupende. Si riesce a guidare in modo praticamente perfetto ma la montatura che ho provato, per quanto ultra leggera e venduta come ultra resistente…era così fragile che alla quarta volta una delle stanghette si è spaccata. Chiamata la Bertoni, ho preteso la sostituzione e cinque settimane dopo eravamo da capo a venticinque. Che tristezza. Peccato perché le lenti sono ottime.

Il motociclista legge l’asfalto

Immagine

Questa mattina a Roma pioveva. Una pioggia sottile dopo una nottata di temporale. Vi lascio immaginare in che stato era il manto stradale. Buche che si sono generate la note, detriti di varia natura, frammenti di asfalto che sembra la polvere dei Pan di Stelle. Insomma, il panico. Se a questo aggiungete che, per pagare di meno, la pulizia delle strade viene effettuata la mattina tra le 08:00 e le 08:30, con acqua saponata (anche oggi che pioveva), comprenderete bene quanto sia importante per un motociclista, saper “leggere l’asfalto”.

D’altronde chi porta una moto lo sa: il timore più grande è la macchia d’olio, seguita dal brecciolino e, a sua volta, dai sampietrini (bagnati sono tremendi). Mi sento di dare qualche consiglio, soprattutto a chi approccia la moto solo quando è bel tempo. Una serie di piccoli consigli che, a mio avviso, vi faranno campare più a lungo all’interno di una giungla metropolitana come Roma (che, quanto al traffico, non ha niente a che invidiare a Napoli).

  1. Guidate con prudenza. So che sembra una cosa retorica ma lasciatevelo dire da chi ha avuto più di tre incidenti: la distanza di sicurezza è sempre insufficiente. Se ve ne private, vi priverete anche della possibilità di tentare una manovra evasiva.
  2. Indossate indumenti consoni. Ricordate sempre che le principali cause di morte sono il trauma alla testa e quello alla schiena.
  3. Evitate di essere in linea con macchine e motorini. Se inchiodassero le prime rischierebbero di diventare un’ostacolo che non riuscireste a scansare. I secondi si metterebbero di traverso con danni non indifferenti.
  4. Evitate il brecciolino, se doveste passarci sopra per forza rallentate.
  5. Controllate il manto stradale avendo cura di evitare pozze d’acqua (non sapete quanto sono profonde e cosa ci sia sotto).
  6. Evitate il metallo, perché tombini e grate fanno perdere immediatamente aderenza alla ruota.
  7. Dosate bene il freno posteriore perché gran parte del peso è posizionato dietro e quindi la ruota tende ad andare più facilmente in bloccaggio (specialmente sui sampietrini bagnati).
  8. Tenete il motore tirato, specialmente il due cilindri può avvantaggiarsi del freno-motore. Usatelo, è importante. Farete lavorare meno il freno posteriore e avrete un rallentamento più lineare.
  9. Mettetevi in condizione di non dover affrontare la moto. Significa evitate di trovarvi nella condizione di doverla recuperare facendo, ad esempio, una piega eccessivamente brusca su una strada bagnata. Ricordatevi che recuperare una moto può essere estremamente difficile in determinate condizioni.
  10. In caso di caduta, e questo vale sempre, evitare di rimanere attaccati alla moto. Le vostre gambe saranno sotto la moto e lei è di plastica, ferro e acciaio. Una volta a terra non rialzatevi ed impedite (se rimanete coscienti ovviamente) a chiunque di togliervi il casco anche se voi ritenete di star bene. 
  11. Ricordate che ci sono gli altri. Abbiate sempre un’occhio di sfiducia e timore verso la vostra moto e gli altri. Vi aiuterà a mantenere la guardia alta e a rimanere vigili ma ricordate sempre che nelle macchine accanto alle quali passate, ci sono anche bambini. Se proprio dovete fare una manovra azzardata, prendetevi qualche istante per capire chi state mettendo a rischio.

Buona guida ragazzi.

Quando la moto è Donna

DonnaMoto04

Ultimamente sulle strade ho visto più moto ma, cosa che mi fa più piacere, ho visto tante donne e ragazze in moto. La donna in moto ha un fascino particolare, non c’è che dire. Una donna in moto riesce a rendere femminile un mezzo che, per la sua aggressività, rischia di esser scambiato per maschile. La domanda annosa è: la moto è donna o uomo?

DonnaMoto01

In realtà, nella mia esperienza motociclistica, mi è capitato di imbattermi in donne dalla guida così pulita, veloce e perfetta da essere definita “da pista” ma la moto è, per molte donne, un mezzo percepito come “irraggiungibile” o “difficile”. C’è chi sostiene che sia per il peso, chi per l’altezza, chi per una paura non ben definita. Io trovo che l’accoppiata donna-moto sia stupenda purchè non ci siano eccessi: la donna deve avere una moto proporzionata al proprio “spirito” e alle proprie capacità (questo vale anche per l’uomo), inoltre mi fanno ridere le foto con le modelle in bikini sulle moto. Per carità, bellissime ma un po’ ridicole se li paragonate a due occhi femminili che, come un felino, ti scrutano dalla visiera.

DonnaMoto03

Qualche giorno fa ero a cena con colleghi motociclisti e ho avuto modo di fare la conoscenza di Betta, fiera proprietaria di una moto con cui ho fatto scuola guida. Una moto bellissima e non propriamente “femminile” nell’immaginario comune. Parlando con Betta ho visto un’amore spassionato verso questo mezzo e le ho chiesto di condividere la sua esperienza in una semplice intervista che vi sottopongo.

Ciao Betta! Grazie di aver accettato l’intervista. Prima di cominciare ti va di dirci qualcosa in più su di te? (Nome di battesimo, età , città da cui scrivi, moto ed eventuale nome della due ruote).

Ciao mi chiamo Elisabetta ho 34 anni sono nata e vivo a Roma.

Puoi dirci come è nato l’amore per la moto, cosa ti ha cambiato?

Quasi un anno fa (mancano pochi giorni!) ho comprato una fantasistica G 650 GS che ho chiamato Lella! Le moto mi sono piaciute da sempre e ancor di più il pensiero di poterci viaggiare. Non che mi dispiaccia il ruolo di passeggero ma da qualche anno sentivo l’esigenza di guidare e di avere una moto tutta mia.

Quali sono state le principali difficoltà che hai incontrato nell’imparare a guidare la moto?

Inizialmente la paura era tanta! Sono passata da un motorino di cilindrata 50 a una 650…non fosse altro che per le marce e il peso, all’inizio non nego di aver pensato: ma chi me lo sta facendo fare!!!???? Poi una volta presa la patente e comprata la moto è iniziata la sfida e direi che il risultato è soddisfacente! Le cose che più mi preoccupavano appena ho cominciato a guidare erano le altre macchine e….parcheggiarla! avevo il sacro terrore di farla cadere.

Che tipo di pilota sei? Prudente, sportiva, etc…

Che pilota sono? Bhè diciamo che giro per la mia bellissima Roma e dintorni e senza fretta e senza troppa follia. Non sono una spericolata, anzi sicuramente sono molto prudente! Ogni tanto commetto qualche errore ma Lella me lo perdona e mi insegna ogni giorno qualcosa di nuovo!

Molte ragazze considerano la moto un mezzo esteticamente ma molto scomodo per la vita quotidiana. Niente tacchi, niente gonna, etc… Cosa ti ha fatto innamorare della motocicletta?

…ritengo i tacchi decisamente più scomodi della moto!!!

Cosa consiglieresti ad altre ragazze incerte ma potenzialmente inclini all’acquisto di una moto?

Consigli?? Non credo di averne tanti da dare, la moto deve piacere, la devi sentire un po’ dentro. L’unica cosa che forse potrei consigliare è di iniziare con una moto facile, non troppo alta, che in qualche modo sia “rassicurante”. Per quanto mi riguarda la mia scelta è stata perfetta per iniziare! Non è una moto nervosa e scattante, ma era quello di cui io avevo bisogno. Non ritengo noi donne tutte uguali, abbiamo esigenze e bisogni differenti, quindi, semplicemente: ad ognuna la sua moto!

Molti uomini guidano la moto e non hanno interesse per gli aspetti meccanici, altri impazziscono. Tu sei curiosa oppure “basta che la moto cammini ed io sono felice” ?

Sono una donna curiosa in generale; mi piace sentire parlare di motori, qualcosa la capisco, qualcosa un po’ meno…sicuramente adoro il rumore del motore, più che le chiacchiere!

C’è un’esperienza particolarmente bella (una gita, un evento) che ti ha colpito al punto di volercela raccontare?

Negli ultimi anni ho viaggiato molto in moto, ma se devo essere sincera mi ricordo con emozione i giorni in cui ho imparato a guidare la mia moto: ho avuto la fortuna di poter imparare per le strade della Sardegna, nel mese di novembre. Le strade erano praticamente tutte per me! Eravamo Lella, io e il mare che ci guardava sorridendo! È stato bellissimo e indimenticabile, soprattutto perché ho avuto la consapevolezza di poter essere anche io un pilota!

Questione di pelle

speed-moto-1920-1080-6779Non correte…lo so che lo fanno tutti i motociclisti almeno una volta. Fate in modo che non sia l’ultima per voi e per gli altri.

È una questione di “pelle” quella che unisce il motociclista alla sua moto. Davanti al raccordo, completamente vuoto, in quattro. Un rapido sguardo e poi gas. Qualche istante più tardi il contachilometri schizzava oltre i 190. La strada era completamente sgombra (non sono un corsaiolo) e lì l’ho sentito.

Il rumore del vento nel casco è passato in secondo piano, un sibilo sempre più nitido rimbalzava contro il muro in cemento. La turbina girava infuriata, aumentando sempre più la sua potenza. Sembrava che la moto potesse sentire i miei pensieri correre sull’asfalto. Abbassandomi su di lei sentii l’aria smettere di toccarmi ed iniziare a sfiorarmi. Ancora una volta fuso insieme a lei su quel serbatoio mentre quel rumore mi faceva impazzire. Sembrava poter aumentare all’infinito mentre sentivo che qualcosa passava attraverso me e finiva dapprima nella moto e poi sull’asfalto. Era una meccanica perfetta, il rumore di quel propulsore infuriato e, in sottofondo, del vento che aveva difficoltà a rapirmi.

Ci sono giorni in cui vorrei cambiarla. Incarna molto bene i miei sentimenti e spesso sono i migliori, alcune volte però sono i peggiori. La rabbia, il disappunto di una brutta giornata. La disciplina è tutto in moto ma non si può pretendere di averla sempre e in moto basta un piccolo errore. Amo i BMW GS ma questa sensazione, per ora, svanisce ogni volta che la sera monto sulla mia Z e accendo il motore…per ora.

Il piccione

È di ieri il tentativo disperato di un piccione di suicidarsi urtando il casco del sottoscritto. La vicenda, accaduta alle 08.30 circa del mattino presso le terme di Caracalla, si è conclusa positivamente sia per sottoscritto che per il volatile. Il pennuto si è slanciato in un’impresa assai folle : attraversare la strada planando davanti ai veicoli che, in quel preciso momento, stavano attraversando. A parte qualche piuma schizzata a destra e sinistra, non si registrano feriti. Il piccione si è scusato con la comunità per l’insensato gesto autolesionista.