Scoprite la verità sulla vostra sicurezza

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Sono particolarmente orgoglioso di questo articolo ma, prima che vi dica il perché, permettetemi di raccontarvi l’antefatto. In questo blog il tema della sicurezza è stato trattato diverse volte. Dal momento che ritengo l’ argomento molto importante e delicato, ho pensato di  proporvi qualcosa di diverso. Ho infatti contattato la gestione di http://www.motosicurezza.com, un sito che raccoglie tutti gli aggiornamenti in tema di sicurezza motociclistica. Ho chiesto di avere un confronto diretto con loro per creare un articolo che aiutasse tutti voi a capire molto meglio quali sono i rischi della mancata omologazione dei vestiti da moto. L’argomento, per me, è molto importante perché molti pensano che acquistare vestiti di marca permetta di essere al sicuro da eventuali malfunzionamenti degli stessi. In realtà non è così, i vestiti di marca spesso non sono omologati a danno dei motociclisti. Vi lascio quindi all’intervista e colgo l’occasione per invitare tutti voi a visitare il loro sito e leggere i loro articoli. Credetemi vale la pena e vale anche la vostra vita.

Oggi è qui con noi Alessandro,  ideatore del progetto http://www.motosicurezza.com e amministratore del sito. Ciao Alessandro e grazie per aver accettato l’invito a partecipare a questa intervista. Raccontaci, come nasce il sito http://www.motosicurezza.com e quando?

Il sito, o meglio, il progetto motosicurezza.com nasce nel 2009. Insieme ad un paio di utenti di uno dei più grandi “forum online” motociclistici d’Italia, notai l’ignoranza dell’utente medio rispetto alla sicurezza stradale e all’abbigliamento protettivo. Dopo aver capito come non si potesse parlare liberamente su un sito non gestito autonomamente, fondammo motosicurezza.com

Puoi illustrare gli obiettivi del sito http://www.motosicurezza.com ?

Gli obiettivi del sito sono la divulgazione di notizie tecniche, spesso “scomode” per alcune aziende, al pubblico. Il pubblico, specie italiano, è stato, forse appositamente, tenuto all’oscuro di dettami tecnici europei anche obbligatori inerenti l’abbigliamento per motociclisti. Il sito vuole quindi creare una “coscienza” tra il pubblico motociclistico italiano rispetto all’abbigliamento e rispetto a studi di settore riguardanti non solo l’abbigliamento ma, ad esempio, anche l’alta visibilità.

Come è strutturato il vostro sito?

Il sito ha una “home page” dove vengono pubblicati gli articoli e i “blog entry” della redazione, ossia quelli ufficiali. Ha poi delle sezioni in cui ci sono i nostri test, le nostre recensioni, degli schemi riguardanti le norme tecniche armonizzate etc. Ha poi un forum in cui chiunque può liberamente scrivere, chiedere, consigliare.

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Moltissimi prodotti di marca non sono, in realtà, omologati ma nell’utilizzo quotidiano è veramente importante avere indumenti con queste certificazioni?

Si, è veramente importante avere indumenti certificati. Questo perché solo dei capi certificati garantiscono l’effettiva protezione in senso ampio (abrasione, scoppio, immobilità delle protezioni in caso di impatto, vestibilità etc.). Il fatto che l’abbigliamento protettivo “funzioni” è provato (Ex plurimis: Paul Varnsverry , Motorcyclists’ Personal Protective Equipment -The history and benefits of standards, 2006).

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A vostro giudizio, l’Italia ha un corpo normativo sufficientemente avanzato in tema di sicurezza ?

Si, l’Italia ha un corpo normativo sufficientemente avanzato. Le norme europee esistono da anni (quindi da anni se dico “protettivo” o simile si deve intendere “certificato”), come da anni esiste l’obbligatorietà dei D.P.I. (Dispositivi di protezione individuale) per i motociclisti professionisti. Quello che manca in Italia è l’applicazione delle norme e la loro divulgazione al pubblico. Non è possibile vedere, ad esempio, agenti delle ff.oo. vestiti in modo ridicolo o leggere, come mi capitò di fare un paio di anni fa, su una delle più grandi riviste di settore, che non è possibile certificare i capi ma solo le protezioni.

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Alcuni utenti, dopo un piccolo incidente, continuano ad utilizzare gli stessi caschi e protezioni. Potete dare qualche consiglio a riguardo?

Tutti i capi (caschi, guanti, tute etc.) dopo anche il più piccolo incidente devono essere sottoposti a “ispezione”. Ponendo il caso di una piccola scivolata in città, è abbastanza facile per l’utente medio verificare che le cuciture di una giacca in pelle non si siano rovinate, è assai arduo verificare lo stato di un casco e dei suoi singoli strati. Personalmente mi sento di consigliare il cambiare casco anche dopo piccoli impatti, come consigliano tutti i produttori e come riportato su tutte le “linee guida”. Per quanto riguarda giacche, guanti, stivali etc. il mio consiglio è, in caso di piccoli incidenti e in caso di nessun urto con i protettori presenti sui capi, il verificare l’assoluta mancanza di ogni minimo danneggiamento delle cuciture.

Nel ringraziare nuovamente Alessandro, e nell’invitare nuovamente tutti voi a visitare il suo sito (trovate il link anche nella barra di destra), vorrei chiudere questa breve intervista con un invito. Ho scelto di coinvolgere Alessandro perché vorrei che tutti voi capiste che non sempre “spendere di più” equivale a “essere più sicuri”. Viaggiamo su mezzi a due ruote che, molte volte, arrivano e superano anche i 180 chilometri orari. Spesso, sulle nostre selle, viaggiano anche i persone a cui teniamo. Non siate tolleranti e superficiali verso la sicurezza.  Ricordate sempre che i primi a dover essere informati siete voi, ne va della vostra vita e vi garantisco che in fondo ci vuole poco per essere aggiornati, soprattutto grazie a siti come quello di Alessandro. Infine, e non mi stancherò mai di dirlo, ricordate che se volete correre ci sono le piste: in strada cerchiamo di andare piano, di mettere le frecce e di fare “i bravi”. Lo so, è inutile raccontarci fandonie, corriamo e spesso ci piace ma cerchiamo solo di fare molta attenzione e di non farlo troppo spesso. La moto non perdona e credo che lo sappiamo tutti. Richiede disciplina ed una buona dose di umiltà. Purtroppo la storia recente ci insegna che anche i campioni muoiono.

Prima di acquistare un capo, verificate che le omologazioni siano presenti sulla confezione, informatevi e, al massimo, chiedete ma non rischiate. Grazie Alex per il tuo tempo e per la tua preziosa collaborazione.

Hepco&Becker fallisce con le valigie Gobi ecco perché….

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Qualche settimana fa nell’articolo relativo alla compatibilità delle valigie in alluminio ed il terminale Akrapovic, un utente di nome Roberto lasciò un commento molto prezioso in cui, tra l’altro, parlava delle famose :

Le valigie che tu hai proposto (Hepco&Becker, Gobi) non sono bellissime, rispetto le meravigliose MyTech, ma alla fine, ha senso spendere un patrimonio per poi ritrovarsi con le valigie aperte SOLO perché la “bimba pachiderma” ha deciso di farsi un riposino? Credo che venderò il kit MyTech presto, per acquistare le Gobi. Brutte ma comode e resistenti.

Avevo chiesto a Roberto, via mail di tenermi aggiornato e questa sera, con una lodevole solerzia, Roberto è tornato a farsi sentire dandomi una notizia a dir poco sconcertante. Leggete qui:

Ciao Iena,
news sulle GOBI.

Da un rivenditore molto affidabile ed onesto, ho saputo che le GOBI a lungo andare, cominciano a perdere aderenza sugli attacchi con conseguenti scricchioli, rumori e vibrazioni come si dovessero staccare da un momento all’altro.

In particolare ciò avviene quando le GOBI vengono lasciate sotto il sole, abbastanza ovvio per le moto (non credi?). Inoltre pesano un botto rispetto altre soluzioni.

In particolare il rivenditore Wunderlich, mi ha detto che oltre tre clienti hanno riscontrato il problema sopra esposto con conseguente richiesta di cambio in garanzia. Cambiate, ma dopo un po’ solito problema di prima ;-(

Sto valutando le Xplorer sempre della Hepco. Vedremo.

Ciao.

Roberto

La testimonianza ri Roberto è importante e per questo non mi stancherò mai di ringraziarlo. Questo blog è utile grazie anche ai vostri commenti e alla vostra collaborazione. Bene Roberto, risponderò con piacere alla tua domanda. Essenzialmente il problema è semplice: le Gobi sono di plastica e il sole tende a spaccare la plastica. Può volerci più tempo ma la plastica al sole si cristallizza e si spacca. Non mi sorprende ed è stato, da sempre, un elemento che mi ha fatto dubitare delle Gobi oltre a quello, più logico, che se ti si storce l’alluminio forse riesci a raddrizzarlo con qualche martellata ma la plastica è “andata” e in viaggio potrebbe essere un problema.

Nel frattempo invece, vi segnalo che mi ha scritto la Touratech confermandomi piena compatibilità tra il terminale Akrapovic e le valige Zega Pro. Ecco il messaggio:

Buongiorno
Non vi sono problemi con il terminale Akra da lei installato.
Saluti

G.

Detto questo, e ringraziando nuovamente Roberto per la collaborazione, mi auguro che nessuno di voi, al momento, abbia fatto l’acquisto delle Gobi e speriamo che in futuro la Hepco&Becker possa risolvere il problema.