Questione di targa

Dopo aver installato le valige laterali sulla mia F800GS, ho notato una cosa una cosa particolare: la targa era diventata tremendamente lenta. Per l’installazione, infatti, il negoziante aveva dovuto logicamente staccare il porta targa e, nel reinstallarlo, ha utilizzato dei rivetti ad espansione. Quello che sto per descrivere, infatti, è la differenza sostanziale di questi piccoli oggetti e alcuni accorgimenti sulla sicurezza della vostra targa.

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Rimuovere la ruota posteriore del BMW F 800 GS

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Oggi parliamo di come si sgancia la ruota posteriore di un BMW F800 GS avendo cura, però, di citare tutti quei piccoli elementi di attenzione che potrebbero trasformare l’operazione in un vero inferno. Ma andiamo con calma e partiamo dall’inizio.

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BMW F800GS – Tagliando dei 40.000 KM

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Ci siamo, la mia BMW è arrivata a 40.000 chilometri ed ora è tempo del tagliando. Questo articolo si occuperà di recensire il comportamento di BMW in merito all’intervento, riportando modalità, costi, servizi e tutto ciò che é affine. La sede incaricata del tagliando è la filiale:

BMW Motorrad di via Anastasio II, 71, Roma

In aggiunta al tagliando, per ragioni lavorative, ho richiesto a BMW una moto sostitutiva dal costo di 30,00 euro al giorno. Ecco il resoconto di come è andata.

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Moto e Dolori Muscolari: piccoli consigli

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Dopo quasi due anni di esperienza, ho deciso di condividere con voi la mia conoscenza circa il tunnel carpale. Come forse saprete, questa patologia colpisce parrucchieri, informatici, motociclisti, operai, insomma tutti quelli che fanno un uso massivo dell’articolazione del polso. Non si tratta di una patologia dolorosa, bensì molto fastidiosa perché si manifesta con quella che tecnicamente viene chiamata PARESTESIA. In sostanza, dopo un po’ di tempo in viaggio, si manifesta un formicolio che, inizialmente è alle dita della mano ma successivamente si estende a tutta la superficie e, normalmente, non supera il polso. Il tunnel carpale è dato da un’infiammazione della borsa tendina che comprime il nervo mediano (una buona spiegazione la trovate qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_del_tunnel_carpale). Molti siti di motociclismo trattano l’argomento, tuttavia a me piacerebbe spiegarvi ciò che mi è successo perché lo ritengo importante.

Essenzialmente io non sono operabile perché la neuropatia (di questo si tratta) è ancora all’inizio e perché, a differenza di quanto credevo, l’intervento non è risolutivo. Il trauma si ripresenterebbe dopo qualche anno in forma ben più seria. Il punto è: “cosa fare?” Perché, credetemi, andare in moto senza la sensibilità alla mano destra (quella del gas) è veramente spiacevole.

La risposta è relax. Relax delle spalle, stretching per cinque minuti prima di andare in moto e, se possibile, anche durante la guida. La cosa importante, però (e che non ho mai letto sugli altri articoli), è il controllo della rigidità corporea. Controllate sempre che le vostre spalle siano rilassate, che la mano non stringa troppo l’acceleratore. Spesso l’alta velocità comporta l’aumento di tensione muscolare: fate attenzione e rimanete concentrati tanto su di voi, quanto sulla strada. Rilassare le spalle durante la guida è difficile ma può essere fatto concentrandosi sulla zona da su cui intervenire. Tenete sotto controllo il vostro corpo è fate in modo di evitare manovre brusche che, chiaramente, lo irrigidirebbero. Usate le gambe per stringere la moto e avere maggiore leggerezza nelle braccia ma, soprattutto, sinceratevi di avere la giusta seduta. Non troppo avanti e non troppo dritta. Leggermente inclinata verso il manubrio, senza appesantire le braccia e le spalle (ovviamente questo varia a seconda della moto). Assicuratevi di effettuare lievi movimenti con il bacino nei viaggi lunghi e di muovere la mano del gas leggermente, spostando la presa tra le dita e usando anche anulare e mignolo e non solo indice e pollice per la stretta. Ovviamente fate questo in regime di totale sicurezza. Il rilassamento delle spalle si ottiene anche facendo stretching con la rotazione della testa. Appena svegli o prima di rimettervi in moto, assicuratevi di dedicare tre minuti a sciogliere collo e spalle facendo girare la testa in alto, in basso, a destra e sinistra in un movimento circolare unico e continuato. Non forzate l’esercizio. Tre giri a destra e tre a sinistra senza fretta. In questo modo riuscirete ad allungare e rilassare la muscolatura del collo e delle spalle. Bastano pochi minuti (circa 3-5) per dare sollievo alla parte superiore del tronco.

Ricordate che fermarsi per una pausa a metà del viaggio é caldamente raccomandato. Inseritene sempre una o più nella vostra pianificazione d’itinerario e fatela durare almeno 10 minuti. È importante per voi è per chi viaggia con voi. Durante le pause camminate, stendete la schiena allungandovi in alto con le braccia, sempre in modo graduale e senza forzare. Rilassatevi e bevete qualcosa. In questo modo i muscoli e la mente troveranno immediato giovamento.

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Nello specifico, il tunnel carpale, può essere gestito anche in altre maniere. Se siete in autostrada potete invertire la presa dell’acceleratore tenendo il dorso della mano verso la strada e le dita verso il cielo. Questa procedura è rischiosa, ve la sconsiglio sopra i 100 km/h e in strade diverse dall’autostrada (ovviamente su corsia di destra e scarso traffico…non fate gli idioti).

Per quanto riguarda le pause ci sono molte opinioni sulla loro pianificazione. C’è chi sostiene che vadano fatte a chilometraggio fisso e chi no. La mia opinione è la seguente. Le pause vanno fatte in relazione a tre fattori: il numero di chilometri da percorrere, la tipologia di strada, la vostra resistenza. Sull’ultimo punto, almeno che non sappiate di essere certi del vostro calcolo, fate poco affidamento e sui primi due, invece, tenete in considerazione quanto segue. Ottanta chilometri fatti in autostrada sono pochi per una sosta. Generalmente se ne parla intorno ai 150 o anche ai 300 ma in condizioni meteo molto precarie è possibile che ottanta chilometri siano sufficienti per fermarsi. Ottanta chilometri di tornanti e strade dissestate possono essere “massacranti”. La tensione muscolare sale alle stelle e la rigidità corporea diventa un problema che causa infiammazioni e dolore.

Ecco quindi che i tre presupposti di cui sopra meritano la giusta attenzione ma, soprattutto, è opportuno che capiate quanto sia importante studiare il tipo di itinerario che vi troverete ad affrontare per capire come pianificare le soste.

Già che ci siamo vorrei aggiungere un’opinione circa l’adozione di cinture lombari per il sostegno e la protezione dal freddo. Le cinture lombari hanno la capacità minima di proteggere i reni dal freddo, aspetto veramente importante per chi viaggia con i giubbottini in pelle. Tuttavia le cinture lombari possono, in alcuni casi, avere la capacità di sostenere la colonna vertebrale. Questo secondo aspetto, che conferisce molto confort durante il viaggio, è particolarmente pericoloso poiché abitua il cervello a non impegnarsi per tenere i muscoli in tensione e la schiena dritta. C’è chi lo fa per lui (la cintura per l’appunto).

In conclusione, il mi consiglio é: dedicate qualche istante al benessere del vostro corpo. Bastano pochi minuti prima, durante e dopo il viaggio. Imparate ad ascoltarvi è cercate, per quanto possibile, di sentire specialisti che possano aiutarvi a definire meglio l’eventuale gravità di patologie già esistenti (prendete me con il tunnel carpale). Per il momento vi auguro ottimi viaggi e, chiaramente, buona strada.

Batteria e Problemi di energia al GS

Condivido con voi quanto mi è successo negli ultimi 8 giorni, convito che possa tornare utile ad accrescere la conoscenza e anche il caos di chi ipotizza cause di fermo della propria moto. Quanto vi sto per raccontare, ha trovato una fine nella giornata di oggi. Fatta questa premessa, concentriamoci sul racconto vero e proprio.

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Il giorno 14 gennaio ero in strada quando, dopo circa 30 minuti di tragitto, il quadro strumenti si spegne e il motore rimane acceso. Essendo in testa ad una colonna di macchine ed essendo quasi verde, decido di darmi una spinta e portare la moto al margine della strada. Dopo di che, convinto che fosse un problema temporaneo, giro la chiave spegnendo tutto e provo una nuova messa in moto. Il motore non parte. Al suo posto un ticchettio che comincia a diventare, ad ogni prova, sempre più sommesso e impercettibile. Il risultato? Carro attrezzi e una passeggiata verso casa. BMW mi contatta il giorno dopo dicendomi che la batteria, che avevo sostituito con quella al litio, era a terra e che probabilmente era la causa del problema in quanto malfunzionante. Dai test diagnostici, infatti, non risultava alcuna dispersione nè alcuna anomalia se non una sottotensione del gruppo energetico proveniente dalla batteria. Come molti di voi sapranno, la batteria non è in garanzia e il cambio con l’originale BMW, unito ad un’ora di diagnosi e manodopera, mi ha richiesto il modesto importo (sono ironico) di 226 euro.

Attraverso Roma, vado a prendere la moto, salgo in sella e torno a casa. A cinque metri dalla rampa del garage, il quadro strumenti si spegne. Immediatamente chiamo l’officina e poi indovinate un po? Il carro attrezzi. La vettura arriva dopo 2 ore e 10 minuti, passate al fresco. Al telefono una persona, di cui non faccio il nome per privacy, con cordialità mi espone che non devo preoccuparmi di nulla e che farà il possibile per risolvere il problema al più presto. Temeva, tuttavia, che potesse trattarsi di un falso contatto nel blocchetto di accensione: problematica nota e molto rara. Questa mattina ricevo una chiamata dalla BMW. Niente problematica del blocchetto di accensione ma alternatore e generatore fusi e cotti. Risultato: quasi 1.000 euro di spesa assorbiti dalla splendida garanzia. Speriamo che il problema sia risolto e ora, passiamo ad una più dettagliata descrizione del problema.

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All’accensione, a parte il ticchettio del tentativo di accensione, ho notato che il quadro non manteneva l’accensione. Il contagiri ed il tachimetro fermavano la loro corsa ad ogni ticchettio. Fari, stop e frecce funzionavano alla perfezione. Vi ho inserito la scheda rilasciatami da BMW.

Consigli per gli acquisti per i neo-motociclisti

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Ieri sera, durante la cena di Capodanno, una persona mi ha chiesto informazioni sulla giacca che abitualmente indosso per andare in ufficio. Da qui è nata una conversazione circa le modalità ottimali per scegliere gli indumenti tecnici. Ne avevamo già fatto cenno dentro altri articoli ma forse è giusto parlarne un po’ meglio. Io scelgo i vestiti in base a tre criteri:

1)la necessità da rispettare.

2)le informazioni tecniche sul prodotto.

3)le recensioni degli utenti.

La necessità da rispettare.

Lavorando in completo, ad esempio, mi si è posta l’esigenza di proteggere l’abito dall’acqua, indipendentemente dalla dimensione della colonna d’acqua.  Essendo la giacca del completo abbastanza lunga, si poneva inoltre la necessità di trovare un cappotto da moto che unisse la funzionalità tecnica tipica degli abiti motociclistici, alla funzionalità di coprire/proteggere il completo.  Come molti di voi sapranno, le giace da moto differiscono per tipo di moto, il cappottino da moto sportiva (corto fino alla vita), spesso, differisce dalla giacca da moto turistica (lunga quasi a 3/4). Nonostante la moto sportiva (all’epoca guidavo quella) rivolsi la mia attenzione verso le giacche da moto turistica e, per garantire una corretta mobilità degli arti, scelsi misure molto superiori alla mia. Arrivai ad una XXXL poichè, sotto la giacca da moto, c’era la giacca del completo, la camicia, la cravatta e, nel caso dell’inverno, l’imbottitura. Scegliere una giacca troppo grande comporta uno scorretto allineamento tra protezioni e parti del corpo da proteggere ma, essendo molto vestito, sono riuscito a colmare questo problema.

Le informazioni tecniche sul prodotto.

All’inizio della mia “carriera motociclistica” acquistai un prodotto economico (ancora me lo ricordo). Era una giacca di una marca che vorrei evitare di menzionare. La giacca si presentava molto bene, piuttosto solida e, sull’etichetta, spiccavano due caratteristiche principali: il tessuto traspirante e l’impermeabilità. Appena messa, dopo circa 30 minuti, mi resi conto che il tessuto non era affatto traspirante. iniziai a sudare in punti dove, generalmente, una giacca di marca permette di avere realmente la maggiore areazione. Questo, per chi indossa giacca e cravatta, è un problema serio ma lo sarebbe per chiunque, credetemi sulla parola! Alla prima pioggia, inoltre, mentre tornavo a casa, cominciai a sentire acqua penetrare dalle braccia. Immaginate la sensazione, di indossare un completo anche piuttosto bello, e di essere ancora a 15 chilometri da casa. Praticamente siete nei guai e avete due alternative: cercare un riparo attendendo che spiova (che in inverno potrebbe significare aspettare anche due giorni), aumentare la velocità rischiando incidenti (cosa piuttosto inutile perché aumentare la velocità significa bagnarsi comunque). Risparmiare, quindi, non significa essere “furbi”. Gli abiti dei motociclisti sono abiti tecnici! Questo significa che una spesa economica corretta, vi proteggerà da impatti e intemperie e ve ne accorgerete solo “strada facendo”. Dopo quella giacca, infatti, comprai una giacca AlpineStars (che ancora adotto), in GoreTex. L’impiego del GoreTex è fantastico: una mano santa per la traspirazione del tessuto e la sua impermeabilità. L’acquisto, all’epoca, mi svenò economicamente (390 euro). La giacca è ancora lì, in perfetto stato di salute ed è tuttora una garanzia di affidabilità. La giacca economica (140 euro) è stata cambiata dopo due settimane. La giacca AlpineStars dura da 3 anni e viene indossata 5 giorni alla settimana. Comprenderete quindi quanto quelle 390 euro siano, oggi, una spesa più che sostenibile che, oltre a tutelarmi da incidenti, rappresentano una valida protezione contro la pioggia.

Le recensioni degli utenti.

Non mi stancherò mai di scriverlo. Esattamente come in montagna, in moto vince chi passa per “strade sicure” e quindi io invito sempre e costantemente a leggere e prendere contatto con utenti che hanno avuto la soddisfazione di esigenze come le vostre. I commenti sono la cartina di tornasole di quanto scritto nelle schede tecniche dei prodotti. Vi faccio un esempio. Una giacca molto resistente e traspirante potrebbe non essere comoda. Guidando per ore, è possibile che diventi la vostra peggiore nemica. Ecco quindi che una recensione può “salvare i vostri soldi” e garantire la soddisfazione del vostro obiettivo.

AGV: una delusione

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Premessa

Quello che state per leggere è una cosa che mi è capitata direttamente qualche anno fa. Ero molto incerto se scrivere questo articolo ma, per dovere di cronaca, ritengo giusto scrivere quanto mi è accaduto e di come AGV ha trattato un suo cliente.

Antefatto

All’epoca indossavo uno splendido RS1 Marushin, un casco in carbonio da 1,100 Kg. A causa di un incidente il casco aveva riportato una lesione nella zona occipitale (posteriore) della calotta. Come vuole la prassi (ragazzi è importante questa cosa), ho cambiato immediatamente il casco e, rivolsi la mia attenzione a quelli che avevano il punteggio più alto al test Sharp (ne abbiamo parlato qui). Scelsi così un casco AGV T-2 per tre motivi:

  1. È prodotto da una ditta italiana!
  2. Il punteggio era pieno.
  3. Il rapporto qualità/prezzo/estetica era estremamente invitante.

Essendo un casco professionale, era comunque molto elevato come prezzo ma, per la propria sicurezza si sa, non si bada a spese.

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Il problema

Dopo pochi mesi dall’impiego del casco, il tessuto di alcune zone interne, iniziò a logorarsi e a spaccarsi. La fibia di aggancio (con la classica doppia D), iniziò a “sfibrarsi” e ad “aprirsi”. Ovviamente, per quel prezzo e, paragonandolo al Marushin, rimasi allibito e scrissi una mail alla AGV. Il risultato fu…nessuna risposta! La mail, che non conteneva minacce, parolacce, insulti ma un tono abbastanza sostenuto di lamentela, non ebbe alcun seguito nonostante fosse corredata di foto che testimoniassero lo stato in cui verteva il casco. Foto che, per trasparenza verso di voi, ho deciso di allegare all’articolo.

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Come potete constatare voi stessi dalle due foto, il primo danno (apparentemente causato dal logoramento del tessuto) è più serio del secondo che, a pochi mesi di distanza dall’acquisto, ha iniziato a proporsi sotto forma di sbilanciamento. Il costo del casco, che si aggirava intorno ai 200 euro, non giustificava il silenzio di AGV. Nessuno, infatti, si aspetta che il prodotto sia perfetto. Può capitare un prodotto affetto da problemi. Ma nessun produttore dovrebbe permettersi, davanti ad una mail di reclamo, di ignorare tale comunicazione. Il risultato? Giudicate voi, per me AGV è una delusione e, state tranquilli, che non acquisterò più loro prodotti perché, sinceramente, non mi piace l’idea di essere abbandonato  dopo l’acquisto.